Tutto il vostro servizio prende senso e forma da questa parola ‘misericordia’, parola latina il cui significato etimologico è “miseris-cor-dare” = “dare il cuore ai miseri”, quelli che hanno bisogno, quelli che soffrono.”

Papa Francesco, 14 giugno 2014

Storia

La nascita del Movimento

Le Misericordie hanno le loro origini nelle prime forme di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità che presero il nome di Confraternite.
È nel Medioevo che queste forme di aggregazione assumono un'identità più definita, dal X secolo in poi, in queste tipologie:

  • Le Confraternite di Devozione, che consentono una partecipazione più diretta dei laici alla liturgia.
  • Le Confraternite dei Penitenti, che pongono l'accento sul rigore di e sulla necessità del pentimento e della penitenza.
  • Le Confraternite di Mestiere, che uniscono attorno al culto del santo patrono i membri di una stessa professione prestando agli associati i servizi di "mutuo soccorso"
  • Le Confraternite di Beneficenza, (le Misericordie in Toscana, in Spagna e Portogallo, ecc.) che, nella pratica della carità, offrono specifici servizi di assistenza, gestendo ospedali, curando la sepoltura dei morti, ecc.

In secoli politicamente confusi, le Confraternite si trovarono spesso a svolgere un ruolo da protagonista sul piano religioso e civile. La crescente importanza, anche economica, assunta da alcune Confraternite, e la loro grande capacità di mobilitazione popolare, provocherà, dal sec. XIV, ripetuti tentativi volti ad "imbrigliarne" lo sviluppo e l'attività. Sempre in bilico fra il sospetto di eresia e di opposizione al potere politico, arricchite per donazioni e lasciti, le Confraternite diventarono la forma associativa volontaria più diffusa in Europa. Con queste radici e su queste premesse prende avvio il fenomeno delle Misericordie.

La prima Misericordia, quella di Firenze, risale al 1244. La prima traccia documentale è del 1321 ed è relativa all'atto di acquisto di una casa di proprietà di Baldinuccio Adimari sita davanti al Battistero. Ancora del 1321 è una nota relativa alla "Messa per la Pace" fra guelfi e ghibellini, organizzata dai Capitani della Compagnia della Misericordia e della Compagnia del Bigallo. Esistono poi alcuni atti e rogiti notarili, datati a partire dal 1330, nei quali la Compagnia della Misericordia risulta beneficiaria di lasciti e donazioni. Risalgono al 1361 quattro registri in cui sono riportati i nomi degli ascritti suddivisi per quartiere. In quegli anni la Compagnia è retta da otto Capitani, due per quartiere, scelti in modo tale che sei di questi appartenessero alle Arti Maggiori e due alle Minori.

Alla metà del 1300 il Comune inizia a porre "maggiore attenzione" alle Confraternite con lo scopo, non dichiarato, di gestirne il patrimonio e di indirizzarne la politica sociale. Questa linea politica venne facilitata dall'atteggiamento dei Capitani delle diverse Compagnie costantemente alla ricerca di protezione politica e di "facilitazioni" per i loro sodalizi. Le Compagnie erano frequentemente beneficiarie di eredità e lasciti da parte di cittadini facoltosi, ma l'opposizione degli eredi naturali ostacolavano l'acquisizione spingendo i Capitani a chiedere una legislazione speciale che favorisse i propri sodalizi.

Nel 1366, la Compagnia di Orsammichele, di gran lunga più ricca fra le Compagnie fiorentine del tempo, viene costretta ad accettare la nomina dei propri camarlinghi (amministratori del patrimonio) da parte della della Repubblica.
La Riforma degli Statuti, avvenuta nel 1361 consentì alla Misericordia di Firenze di ritardare gli effetti di questa politica, ma nel 1425 viene costretta a fondersi con la Compagnia del Bigallo. Nel 1440, il nuovo sodalizio originato dalla fusione si vede imporre come proprio camarlingo quello della Compagnia di Orsanmichele che già da tempo era di nomina pubblica.

Verso la metà del XV secolo, a Firenze come nel resto d'Europa, tutte le Compagnie dedite alla beneficenza ed all'intervento sociale finiscono sotto il controllo diretto od indiretto dello Stato che le riorganizza secondo i propri fini di politica sociale. A Firenze la Misericordia sarà ricostituita in forma autonoma nel 1490, con Statuti che ne modificano profondamente il corpo sociale, rendendola sostanzialmente diversa dal vecchio sodalizio, con la più ampia partecipazione a base popolare.

Fratelli con lettiga 1944 (Foto Torrini) - Archivio fotografico Misericordia di Firenze

Nottanti - Archivio fotografico Misericordia di Firenze

Con il XVI secolo le Compagnie vennero messe in condizioni di esprimersi soltanto nei limiti parrocchiali come Confraternite Sacramentali o come società di assistenza distanti dal popolo per essere soggetto politico autonomo. Perciò, pur registrandosi un numero elevato di Compagnie e Confraternite, non si sono sviluppati, per secoli, rapporti di reciproco contatto ma ciascuna di esse ha continuato a vivere concentrata sulla particolare forma di devozione o sul servizio alla propria comunità. L'unica forma di contatto istituzionale che sembra sopravvivere, in questi secoli, è rappresentata dalle occasioni devozionali e dai Pellegrinaggi Giubilari.

Su questo fronte, a partire dal XVI secolo, le diverse Confraternite cominciarono a stabilire forme di reciproca associazione in modo da "lucrare le indulgenze" di cui erano beneficiarie. In Toscana, la politica dei Medici, inaugurata nel 1490 con la ricostituzione della Misericordia di Firenze, produce la progressiva trasformazione degli antichi sodalizi in "nuove" Confraternite di Misericordia.

Il 21 marzo 1785 viene emanato il Decreto di soppressione delle Confraternite Laicali da Pietro Leopoldo I di Lorena su ispirazione di Scipione de' Ricci, Vescovo, scismatico e giansenista, di Pistoia. Dal 1790, con il granduca Ferdinando III, le Confraternite vengono autorizzate a riprendere la loro attività seppure in modo condizionato.

Poiché la Misericordia di Firenze era stata esentata dagli effetti del Decreto dell'85, molte delle Confraternite ricostituite dopo il 1790 trovarono opportuno affiliarsi alla Misericordia fiorentina. All'affiliazione reciproca per motivi devozionali, sviluppatasi nei secoli precedenti, si aggiunge, così, nel XIX secolo, il fenomeno della affiliazione alla Misericordia fiorentina promosso da fini politici.
Successivamente, con l'Unità d'Italia e la capitale a Roma, fra le Misericordie politicamente più attente emerge la necessità di dare vita ad un organismo superiore, rappresentativo delle istanze locali e delle tradizioni dell'intero movimento, a cui demandare la conduzione del dialogo con il Governo centrale.

Nel 1899 si riuniscono a Pistoia i rappresentanti di 40 Confraternite e danno vita alla Federazione trasformata, poi, in "Confederazione" nel 1947.

Atto Costitutivo

Scarica l'atto costitutivo


Gli ultimi 100 anni

La Confederazione, sotto il nome di "Federazione", nasce nel 1899 a Pistoia, dove si svolse il Primo Congresso Nazionale delle Misericordie, cui aderirono 45 Confraternite.
In quella occasione viene nominato anche il primo presidente nazionale nella persona del confratello Cesare Sardi di Lucca che, con impegno e dedizione, ha onorato l'incarico per oltre venti anni secondo la linea preannunciata nel suo intervento congressuale.

Il Secondo Congresso Nazionale si svolge a Firenze nei giorni 27 e 28 maggio 1900, ospite dell'antica Misericordia fiorentina. Dopo il Congresso di Firenze viene dato inizio alla pubblicazione di un "Bollettino delle Misericordie" che ha continuato ad uscire fino allo scoppio della guerra 1914-18.

Durante il periodo bellico, le Misericordie associate alla Federazione svolgono nelle loro singole località un'intensa attività di assistenza e di soccorso, verso la popolazione e i profughi.

Il primo Congresso dopo il termine della guerra si svolge a Prato nell'agosto del 1921 celebrando l'elezione del nuovo presidente nazionale nella persona diGuido Donati della Misericordia di Firenze. In questi anni viene ripresa la pubblicazione del "Bollettino" e costituita la Squadra Federale, per accorrere nei luoghi colpiti da calamità. Grande si può definire l'apporto da essa dato in occasione dei gravi terremoti che negli anni seguenti andarono a colpire la Garfagnana, il Mugello e la Lunigiana. La Squadra Federale era formata da 15 Confraternite fra le più importanti e meglio attrezzate, e poteva contare su circa 200 fratelli completamente equipaggiati, oltre a medici e infermieri.
L'Italia era, in quegli anni, agli albori delle iniziative di soccorso nelle calamità naturali, quelle che oggi vengono definite di "Protezione civile" e che solo negli ultimi anni hanno visto un intervento diretto dello Stato.
A quei tempi, invece, in questo settore, esistevano soltanto l'esercito e le formazioni dei cosiddetti "pompieri" non ancora raccolti in un corpo nazionale e presenti solo in alcune località. Alcune squadre di pompieri tra l'altro erano nate proprio all'interno delle Misericordie (come Prato e Viareggio). La creazione della squadra confederale rappresentò senza dubbio un'importante anticipazione nel settore della protezione civile.

Un grave attentato all'autonomia e al futuro stesso del Movimento fu compiuto in epoca fascista: il Regime, infatti, nel suo obiettivo di convogliare ogni forma di attività assistenziale nello Stato, approvò la legge per la quale furono sciolte le associazioni di volontariato prive di personalità giuridica e dispose la confisca delle loro attrezzature e del loro patrimonio a favore di una istituzione di soccorso statalizzata: la Croce Rossa Italiana.
Si creò così una situazione di grave e giustificato disagio per tutte le Misericordie, comprese quelle sottoposte al regime giuridico della cosiddetta legge Crispi sulle Istituzioni pubbliche di beneficenza e assistenza, che temettero l'applicazione a proprio danno delle speciali disposizioni della stessa legge che consentivano ai pubblici poteri di disporre il loro "concentramento" e addirittura la loro "trasformazione" in enti di natura e carattere diversi.
Fortunatamente il rischio fu evitato e le Misericordie mantennero per lo più lo stato di dipendenza e controllo delle attività imposto loro dalla legge Crispi del 1890 senza peraltro subire lo smantellamento a favore dell'erigendo ente della Croce Rossa Italiana.

Nel settembre 1926 al Congresso Nazionale di Viareggio intervenne addirittura il Sovrano a testimoniare la riconoscenza e l'affetto verso le Misericordie mentre nel successivo Congresso di Pisa (1930) ebbe luogo una grandiosa manovra di esercitazione della Squadra Federale.

Dopo la morte del presidente Donati, avvenuta il 2 dicembre 1930, si svolse a Firenze il Congresso Nazionale per la nomina del nuovo presidente. Nel Congresso fu deciso di affidare la guida della Federazione a un triumvirato composto dai confratelliRenato Macarini-Carmignani, Angelo Badiani ePaolo Guicciardini. Seguirono altri Convegni e altri interventi della Squadra Federale che nel frattempo non solo aveva costituito suoi settori in molte Misericordie, ma aveva anche creato dei propri corpi pompieristici sull'esperienza di quanto già realizzato da alcune Confraternite negli anni precedenti. Grazie a queste realizzazioni essa costituiva in quel momento una delle più forti organizzazioni di soccorso a carattere nazionale esistenti nel paese.

Lo scoppio del secondo gravissimo conflitto mondiale ridusse l'attività della Federazione. Le Misericordie, nelle loro varie sedi, svolsero un'attività di soccorso oltremodo intensa, assistendo le popolazioni nelle più svariate forme e intervenendo per il salvataggio di feriti talvolta anche sotto l'imperversare dei bombardamenti. Non pochi furono i confratelli che eroicamente sacrificarono la vita durante i bombardamenti o in altri tristi episodi di guerra cercando di prestare il soccorso ai feriti e ai bisognosi.
Al momento della loro ritirata dal suolo italiano, le truppe tedesche depredarono massicciamente la quasi totalità delle sedi delle Misericordie, asportando masserizie, attrezzature sanitarie e autoambulanze, cosicché, nel 1945, le confraternite si trovarono a dover ricominciare da capo.

Romano Cirri 1950 - Archivio fotografico Misericordia di Firenze

Chiusasi la tragedia bellica, la Federazione si pose immediatamente a costituire le premesse della ripresa. Si organizzarono convegni a Pescia e a Pisa. A Firenze si tenne un Congresso Nazionale l'8 gennaio 1947 nel quale, approvando il testo del nuovo statuto, furono allargati i compiti dell'ente federativo al quale fu dato un carattere esplicitamente nazionale.

In tale Congresso fu eletto presidente nazionale onorario il confratello Angelo Badiani e presidente nazionale effettivo il confratello Roberto Crema.

La Confederazione, trasformata e vitalizzata dalle nuove energie apportate dai suoi dirigenti, diede inizio a una più larga forma di attività, che non fu limitata, come in passato, al solo coordinamento fra Misericordie, ma assunse la necessaria e più impegnativa funzione di estendere in tutta Italia il Movimento spirituale ed organizzativo. Alla Confederazione venne affidato inoltre il compito di approfondire i problemi di carattere generale del Movimento, rendendosene portatrice e interprete in ogni sede e particolarmente presso i pubblici poteri: Governo e Parlamento.
Da allora presero avvio una serie di Congressi Nazionali e la Presidenza confederale instaurò un sistema di frequenti visite presso le singole confraternite erogando inoltre aiuti concreti a quelle maggiormente in difficoltà. In particolare grande fu l'impegno di tutte le Misericordie per ricostruire il parco macchine distrutto dalla guerra. In quegli anni, difficili ma ricchi di solidarietà e desiderio di libertà, numerose nuove Misericordie nacquero in varie parti d'Italia.

Nel 1962 il presidente nazionale Crema perì in un incidente aereo lasciando un triste vuoto nei suoi collaboratori. A lui successe nell'incarico di presidente Alfredo Merlini che guidò la Confederazione fino al 1985. Nel 1963 viene costituito il Movimento dei FRATRES che opera nel settore della donazione del sangue.

Nel 1985 ad Alfredo Merlini successe Francesco Giannelli, confratello e capo di guardia della Misericordia di Firenze.
Il 14 giugno 1986 circa 10mila fratelli delle Misericordie italiane vennero ricevuti in udienza dal Santo Padre. Nell'aula "Paolo VI", gremitissima, Giovanni Paolo II tracciò una svolta nella vita del Movimento, indicando con chiarezza la via della carità che le Misericordie dovevano far propria: "Ecco la consegna che vi affido... siate i promotori e fautori della civiltà dell'amore, siate testimoni infaticabili della cultura della carità". Queste parole costituirono per le Misericordie una vera e propria svolta. L'accorata esortazione del Papa a testimoniare con i servizi di carità l'impegno per la costruzione di un nuovo modello di civiltà basato sulla solidarietà, sulla pace, sulla condivisione, divenne da allora un concreto riferimento per tutto il movimento che si tradusse in una nuova vitalità e in nuove iniziative. Nel 1989 la Confederazione diede vita alla pubblicazione di una nuova rivista mensile cui fu dato il nome, ricco di significato, di "Civiltà dell'Amore".
Nel 1990 il movimento FRATRES assume uno status giuridico autonomo costituendosi come associazione a sé stante, seppure collegata alla Confederazione, con la denominazione di "Consociazione Nazionale Fratres delle Misericordie d'Italia".
Nel novembre 1992 le Misericordie si riunirono, per la prima volta nella loro storia, inConvegno Mondiale a Firenze con la partecipazione di oltre 200 delegati provenienti da tutti i continenti in rappresentanza di circa 40 Paesi. Il frutto più importante del convegno fu l'impegno alla costituzione dell'Unione Europea delle Misericordie che trovò concordi sul progetto i rappresentanti delle Misericordie d'Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Principato di Monaco, Armenia, Bielorussia, Georgia, Lituania, Moldavia, Russia, Ucraina.
Salutando affettuosamente i fratelli della Misericordia, il 14 novembre 1992 il Paparicordò come "Si può ben dire che in tutti i continenti le Misericordie costituiscono un pacifico esercito di promotori e fautori della civiltà dell'Amore, testimoni infaticabili della cultura della carità". Il Papa, confermando l'esortazione a "testimoniare la presenza provvidente di Dio", si congedò lanciando un'ulteriore invito all'impegno di fraternità:

"Benedica, la Vergine Santa, - disse Giovanni Paolo II - anche gli sforzi da voi condotti per far sì che attraverso interventi programmati in accordo con Organismi e Misericordie di altre confessioni religiose cresca la reciproca stima tra credenti, così che tra gli uomini di buona volontà si affretti l'avvento dell'autentica civiltà dell'Amore".

Da questa esortazione la Confederazione assunse l'impegno a sviluppare in spirito di carità i contatti, le collaborazioni, i rapporti con i fratelli di diversa fede e in particolare con i fratelli musulmani presenti in Italia e nei loro paesi d'origine.
Questo sforzo portò due importanti frutti: nel gennaio del 1993 le Misericordie insieme a una organizzazione caritativa di fede islamica (la Human Appeal International) organizzarono due colonne di aiuti per le popolazioni musulmane duramente colpite dalla guerra civile in corso nei territori della ex-Jugoslavia.
Ai primi di luglio del 1994 si tenne a Firenze il 1° Seminario Cristiano-Islamicoincentrato sull'analisi di tre aree di crisi: il Sudan, in piena guerra civile e prostrato dalla difficile convivenza tra cristiani, musulmani e animisti; l'Iraq-Kuwait, affrontando in primo luogo il problema di rilascio di mille cittadini kuwaitiani allora detenuti nelle carceri irachene; e, infine, il Caucaso dilaniato dalla guerra civile. Il convegno terminò con un momento di grande spiritualità che vide riuniti, cattolici, ortodossi, musulmani in un unica preghiera di aiuto e speranza in Dio misericordioso.
Nel 1995 viene costituito l'U.G.E.M. (Ufficio Gestione Emergenze di Massa) a cui, attraverso uno specifico Regolamento, viene affidato il compito di riorganizzare le attività di protezione civile della Confederazione. La Confederazione, grazie alla nuova struttura, interviene in occasione della Alluvione in Versilia (1996) e nel Terremoto Umbria Marche (1997).
L'Assemblea del 1998, tenuta ad Assisi, riconferma Francesco Giannelli quale Presidente confederale. Dopo soli due mesi presenta le dimissioni e gli succede nella normale amministrazione il Vicepresidente Enzo Fani che rimane in carica fino all'Assemblea successiva che si tiene a Pistoia nel settembre del 1999. L'Assemblea elegge Presidente Gianfranco Gambelli, che rimane in carica per due mandati dal 1999 al 2007.

Il 6 ottobre 2007 a Roma, l'Assemblea elegge Gabriele Brunini in carica fino al 2011, quando, dimessosi, è approdato alla guida della Confederazione Roberto Trucchi. Riconfermato nel 2013, Trucchi è attualmente in carica.


La nascita della Confederazione

L'Unione Federativa delle Misericordie viene fondata a Pistoia il 21 Novembre 1899 con la delibera e l'approvazione dello Statuto. La costituzione della Commissione per la stesura dello Statuto è l'atto conclusivo dei lavori del Congresso tenutosi a Pistoia il 24 e 25 settembre precedente (1899), nel corso dei quali, per la prima volta nella storia, le Misericordie si riuniscono per discutere congiuntamente della loro esperienza e tracciare un cammino comune.

L'iniziativa della convocazione di un Congresso viene assunta dalla Misericordia di Pistoia che inizialmente intendeva celebrarlo in occasione dei festeggiamenti per il proprio IV centenario (1500-1900), ma motivi di opportunità generale ne consigliarono l'anticipazione:

  • Lo svolgimento del Congresso si rivelò subito problematico
  • La Commissione, insediata il 14 gennaio 1899 per organizzare l'incontro nazionale ebbe difficoltà a individuare tutte le Confraternite esistenti come risulta dall'atto di costituzione della stessa Commissione.

Per secoli erano mancati i contatti e ciascuna associazione aveva avuto una evoluzione autonoma che si era misurata solo con la sua realtà locale. Adesso, invece, la Commissione avrebbe dovuto ricercare e contattare le Misericordie disperse sul territorio e ricondurle in un luogo comune dove avrebbero potuto scoprirsi sorelle, nonostante la lontananza dei secoli.

Il compito apparve difficile e la Commissione riuscì ad assolverlo almeno in parte grazie alla collaborazione assicurata da alcune diocesi. Al termine di questa indagine vennero individuate 77 Misericordie a cui la Commissione inviò la Circolare di invito. Risposero all'appello soltanto 45 di esse (di cui 9 soltanto per lettera).

Le riunioni del 24 e 25 settembre videro la partecipazione attiva di sole 36 Misericordie di cui 7 rappresentate per delega. Fra i presenti vi erano i rappresentanti dei grandi sodalizi delle città capoluogo della Toscana, ma anche rappresentati delle piccole associazioni dell'estrema periferia.
È significativo il contributo al dibattito offerto proprio da queste piccole Associazioni, così come emerge dai Verbali del Congresso, dimostrando una vitalità e una attenzione all'evolversi dei tempi davvero sorprendente.

I lavori congressuali, che terminarono il 25 settembre, confermarono il Conte Cesare Sardi, rappresentante della Misericordia di Lucca e della Misericordia di Borgo a Mozzano, quale primo Presidente delle Misericordie. Il Discorso conclusivo tenuto dal Conte Sardi tracciò la fisionomia della neocostituita Federazione e del nascente Movimento.