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La disciplina dei servizi alla persona nelle nuove direttive europee sugli appalti pubblici. Verso un nuovo modello di affidamento dei servizi?

La disciplina dei servizi alla persona nelle nuove direttive europee sugli appalti pubblici. Verso un nuovo modello di affidamento dei servizi?

Febbraio 25, 2014 - 13:44

Il Parlamento Europeo, nella seduta del 15 gennaio 2004, ha approvato le nuove direttive europee in materia di appalti e concessioni che andranno a modificare le attuali direttive 2004/18/CE  2004/17/CE, recepite in Italia nel Codice degli appalti pubblici (dlgs 163/2006).
Le nuove disposizioni entreranno in vigore entro 20 giorni dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e da tale data ogni Stato membro dell’Unione avrà a disposizione 2 anni per recepirle nel proprio ordinamento. Decorsi i due anni le Direttive, anche se non recepite, saranno self –executing, nel senso che le pubbliche amministrazioni e i giudici dovranno applicarle.
Le novità introdotte dalla nuova normativa europea sono molte. Tra gli  aspetti più significativi si segnalano: la previsione di tempi più rapidi per l’aggiudicazione; la indicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa quale criterio “ordinario” per l’affidamento degli appalti, mentre quello del prezzo più basso viene relegato ad un ruolo residuale ed eccezionale; in tema di semplificazione la nuova disciplina prevede “il documento unico europeo di gara” caratterizzato dall’autocertificazione di tutti i requisiti.
Ma l’aspetto sicuramente più importante delle nuove previsioni, per il mondo del no profit, riguarda la disciplina sui servizi sociali e sanitari. Attualmente questi servizi sono, seppure in parte e per espressa previsione normativa, sottratti dall’applicazione del Codice degli appalti. Questa scelta di fondo operata dall’Unione Europea ha lasciato così un’ ampia discrezionalità alle pubbliche amministrazioni nella individuazione del criterio di affidamento, ma ha creato anche tanta confusione e incertezze interpretative.  Si assiste così ad amministrazioni che, per l’affidamento dei servizi alla persona, indicono delle vere e proprie gara pubbliche, altre che optano per il convenzionamento diretto con le organizzazioni no profit.
Nella comunicazione sulle proposte delle nuove direttive, la Commissione europea aveva già dichiarato concluso il periodo di “osservazione” di questi servizi affermando la necessità di uniformare le procedure di affidamento. La nuova disciplina, includendo i servizio sociali e sanitaria nell’allegato XIV ha previsto l’obbligatorietà delle norme sugli appalti per importi pari o superiori ad Euro 750.000.
Tuttavia, la perentorietà della previsione sopra richiamata sembra essere “ammorbidita”, in favore delle organizzazioni no profit, dalla lettura del  Considerando 28 della Direttiva dove si prevede che: “La presente direttiva non dovrebbe applicarsi a taluni servizi di emergenza se effettuati da organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro, in quanto il carattere particolare di tali organizzazioni sarebbe difficile da preservare qualora i prestatori di servizi dovessero essere scelti secondo le procedure di cui alla presente direttiva. La loro esclusione, tuttavia, non dovrebbe essere estesa oltre lo stretto necessario”. A tale previsione che riconosce le peculiarità e il ruolo dell’Associazionismo no profit - ed apre a forme diverse di affidamento di taluni servizi seppur per “lo stretto necessario”-, segue,  tuttavia, una preposizione specifica per il servizio di trasporto in ambulanza, che appare, ad una prima lettura, in contrasto con quanto poc’anzi affermato lì dove è previsto, con espressione laconica, che: “Si dovrebbe pertanto stabilire esplicitamente che i servizi di trasporto dei pazienti in ambulanza non dovrebbero essere esclusi”( rectus dall’applicazione della Direttiva).
Non c’è da stupirsi di questa (non) apparente contraddizione. Le direttive comunitarie sono spesso il frutto di compromessi tra Stati membri con legislazioni, culture e tradizioni, profondamente diversi e non sempre conciliabili. Non a caso queste materie vengono disciplinate con lo strumento della direttiva che obbliga gli Stati membri  negli obiettivi da raggiungere, lasciando a ciascun Stato membro ampi margini nelle modalità applicative. Sarà molto importante allora, che nella fase di recepimento, il mondo del volontariato faccia sentire chiara e forte la sua voce affinché si pervenga ad un testo normativo che tenga in debito conto della peculiare natura giuridica di queste organizzazioni.